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Ph. Stéphane Bellocq

MIDI-MINUIT

Quand la nuit s’éclaire

L’esthétique néoclassique de la compagnie de Thierry Malandain illumine un triptyque de pièces qui dilate le temps, porté par une partition sonore capable d’orienter et de structurer l’ensemble de la construction chorégraphique.

La luminosità della notte

L’estetica neoclassica della compagnia di Thierry Malandain illumina un trittico di pièce che dilata il tempo, attraverso una partitura sonora capace di orientare e governare l’intero impianto coreografico.

Midi-Minuit è uno spettacolo concepito dal coreografo francese Thierry Malandain, uno dei protagonisti della scena neoclassica contemporanea. L’opera sintetizza tre decenni di carriera intrecciata al Malandain Ballet Biarritz, Centre Chorégraphique National, con sede nella cornice della Gare du Midi di Biarritz, che Malandain dirige dal 1998. Si tratta di una compagnia stabile di ventidue danzatori, la cui pratica affonda radici classiche in un’estetica contemporanea di grande musicalità, con attenzione alla virtuosità e alla presenza scenica degli interpreti. Il programma proposto alla Maison de la Danse di Lione riunisce tre coreografie accomunate da una tessitura sonora complessa e raffinata, che si apre con l’equilibrio orchestrale di Poulenc, attraversa l’energia sottile e pervasiva di Ravel per concludersi nel paesaggio etereo e meditativo di Saint-Saëns. La partitura musicale, capace di sostenere e modulare la costruzione drammaturgica e coreografica del movimento, costituisce l’architettura portante di questo spettacolo e, in generale, l’ispirazione del lavoro di Malandain.

La prima pièce, Midi pile, ou le Concerto du Soleil, accoglie il pubblico sulle note decise e luminose del Concerto pour deux pianos en ré mineur, di Francis Poulenc. Gli interpreti fuoriescono da un fondale nero costituito da strisce di plastica, lucide come le canne di un organo, generando un movimento di estrema fluidità e tintinnante bellezza. Si tratta della ripresa di una creazione del 1995, che mette in scena una gestualità corale e astratta, strutturata su numerosi movimenti a canone. I costumi, sobri ed eleganti, disegnati da Jorge Gallardo, aderiscono al corpo senza enfatizzarlo, pur lasciando interamente scoperte le gambe, scolpite nella loro nudità, mentre le acconciature, raccolte in chignon, contribuiscono a un’estetica misurata e lineare. La scenografia è ridotta al minimo, quasi assente: lo spazio scenico è aperto, privo di riferimenti narrativi. Il disegno luci di François Menou è al contempo simbolico e funzionale. La scena è immersa in una luce chiara, frontale, quasi zenitale, che richiama esplicitamente l’idea del mezzogiorno: un chiarore espanso, senza ombre né indeterminatezza. Questa ambientazione luminosa costante rafforza l’idea di Midi pile, ou le Concerto du Soleil come performance dell’energia del giorno, all’interno della quale il movimento può dispiegarsi liberamente, secondo logiche puramente musicali.

Boléro, sulla partitura di Maurice Ravel, coreografia iconica del repertorio di Thierry Malandain, si impone come fulcro trascinante del programma. Il corpo di ballo appare dapprima al suolo, avvolto in tute color carne, parzialmente celato da quattro paraventi dai colori tenui che agiscono come dispositivi di velatura dello sguardo. Queste superfici filtranti frammentano la visione scenica, lasciando emergere con maggiore nitidezza solo le porzioni dei corpi che si allineano alle fenditure tra una velatura e l’altra. In questo effetto di trasparenze, lo spazio scenico viene ulteriormente enfatizzato da un’illuminazione netta e strutturale (Jean-Claude Asquié), che isola e concentra l’attenzione del pubblico all’interno di un rombo, creando un effetto di compressione spaziale e contribuendo a intensificare la tensione percettiva e il carattere rituale della coreografia. I gesti degli interpreti sono essenziali, reiterati e debordanti di tensione, accentuata dalla sincronizzazione ipnotica del corpo collettivo. Nell’accumulazione implacabile dei rimbalzi sul palco, la forza della pièce si sprigiona attraverso il crescendo ossessivo e senza sviluppo insito nella partitura di Maurice Ravel, composta fin dalle origini come scrittura coreografica basata su timbro e orchestrazione.

La pièce conclusiva, Minuit et demi, ou le Cœur mystérieux, su Les Mélodies di Camille Saint-Saëns, si innesta sulla ritmica sospesa nell’aria del Boléro, introducendo sulla scena danzatori avvolti in lunghe tuniche scure. I costumi, firmati da Jorge Gallardo e realizzati da Véronique Murat e Charlotte Margnoux, definiscono un registro visivo che si distingue radicalmente dal repertorio appena fruito: forme allungate, simili a mantelli liturgici, si raccolgono dapprima in una disposizione circolare e poi in una croce rotante, dando corpo a una gestualità dai toni penitenziali. Ne scaturisce un’atmosfera ambigua, notturna e introspettiva, accentuata dal rintocco delle campane, che rallenta la percezione del movimento e conferisce gravità dei gesti. Il suono comunica strettamente con la scena: i fiati e la partitura cantata evocano il mistero della notte e la profondità di una poetica più riflessiva. L’equilibrio tra rigore tecnico e espressività scenica proietta la compagnia attraverso un tessuto di continue variazioni di luce e geometrie. Nella seconda parte della pièce, il chiarore si espande e si uniforma, raggiungendo toni più luminosi e impalpabili, che accompagnano l’abbandono delle ampie tuniche scure. I corpi emergono in delicate gradazioni di turchese, dal più pallido al più intenso, che dialogano con il violetto e poi l’azzurro del cielo sul fondale. La scena si trasforma così in un paesaggio espressivo più disteso, in cui la transizione visiva dai costumi scuri alle sfumature eteree dell’alba amplifica la sensazione di leggerezza e armonia. In questo quadro, le simmetrie frontali, le prese aeree, le arabesque, i pas courus restituiscono con chiarezza il codice accademico della danza neoclassica, inscritto in linee coreografiche perfettamente incastonate nei fraseggi della partitura musicale. In quanto ultima creazione di Malandain per la sua compagnia – alla direzione della quale subentrerà Martin Harriague dal gennaio 2027 – Minuit et demi, ou le Cœur mystérieux sigilla il culmine stilistico del coreografo dal tocco pittorico, valorizzando il registro espressivo della compagnia e il raffinato equilibrio fra gesto, luce, cromie e linguaggio musicale.

di Francesca Oddone, visto il 27 gennaio 2026
Articolo pubblicato su
Persinsala

Lo spettacolo è andato in scena
Maison de la Danse

8 Avenue Jean Mermoz, 69008 Lyon (FR)
27 gennaio – 4 febbraio 2026

Midi-Minuit | Malandain Ballet Biarritz

Midi pile, ou le Concerto du Soleil
ripresa 2025
direzione artistica Thierry Malandain
musica Francis Poulenc
scene e costumi Jorge Gallardo
creazione luci François Menou

Boléro
creazione 2001
direzione artistica Thierry Malandain
musica Maurice Ravel
scene e costumi Jorge Gallardo
creazione luci Jean-Claude Asquié

Minuit et demi, ou le Cœur mystérieux
creazione 2025
direzione artistica Thierry Malandain
musica Camille Saint-Saëns
scene e costumi Jorge Gallardo
creazione luci François Menou
crediti fotografici Olivier Houeix 
produzione Centre Chorégraphique National Malandain Ballet Biarritz della Nuova Aquitania nei Pirenei Atlantici

Midi-Minuit est un spectacle conçu par le chorégraphe français Thierry Malandain, figure majeure de la scène néoclassique contemporaine. L’œuvre synthétise trois décennies de carrière au sein du Malandain Ballet Biarritz, Centre chorégraphique national installé à la Gare du Midi de Biarritz, que Malandain dirige depuis 1998. La compagnie, composée de vingt-deux danseurs permanents, s’inscrit dans une tradition classique tout en intégrant une écriture contemporaine d’une grande musicalité, attentive à la virtuosité et à la présence scénique des interprètes.
Le programme présenté à la Maison de la Danse de Lyon réunit trois chorégraphies caractérisées par une texture sonore complexe et raffinée : il s’ouvre sur l’équilibre orchestral de Poulenc, traverse l’énergie subtile et diffuse de Ravel, pour s’achever dans le paysage éthéré et méditatif de Saint-Saëns. La partition musicale, capable de soutenir et de moduler la construction dramaturgique et chorégraphique du mouvement, constitue l’ossature même de ce spectacle et, plus largement, la source d’inspiration du travail de Malandain.

La première pièce, Midi pile, ou le Concerto du Soleil, accueille le public sur les notes pures et limpides du Concerto pour deux pianos en ré mineur de Francis Poulenc. Les interprètes émergent d’un fond noir composé de bandes de plastique, luisantes comme des tuyaux d’orgue, générant un mouvement d’une fluidité extrême et d’une beauté cristalline. Il s’agit de la reprise d’une création de 1995, qui met en scène une gestuelle chorale et abstraite, structurée en de multiples mouvements en canon. Les costumes, sobres et élégants, dessinés par Jorge Gallardo, épousent le corps sans le souligner, tout en laissant les jambes entièrement découvertes, sculptées dans leur nudité, tandis que les coiffures, relevées en chignon, participent à une esthétique mesurée et linéaire. La scénographie est réduite à l’essentiel, presque absente : l’espace scénique demeure ouvert, dépourvu de toute référence narrative. La conception lumière de François Menou est à la fois symbolique et fonctionnelle. La scène est baignée d’une lumière claire, frontale et zénithale, évoquant explicitement l’idée du midi : une clarté étale, sans ombre ni zone d’indétermination. Cette constance lumineuse renforce la perception de Midi pile, ou le Concerto du Soleil comme une célébration de l’énergie diurne, dans laquelle le mouvement se déploie librement selon des logiques purement musicales.

Boléro, sur la partition de Maurice Ravel – chorégraphie emblématique du répertoire de Thierry Malandain – s’impose comme le centre de gravité du programme. Le corps de ballet apparaît d’abord au sol, vêtu de combinaisons couleur chair, partiellement dissimulé derrière quatre paravents aux teintes douces, qui fonctionnent comme de véritables dispositifs de voilage du regard. Ces surfaces filtrantes fragmentent la perception scénique, ne laissant émerger avec netteté que les portions de corps alignées dans les interstices ménagés entre les paravents.
Dans ce jeu de transparences, l’espace scénique se trouve encore accentué par un éclairage net et structuré (Jean-Claude Asquié), qui isole et concentre l’attention du public dans une forme de losange, créant un effet de compression spatiale et renforçant la tension perceptive ainsi que le caractère rituel de la chorégraphie. Les gestes des interprètes, essentiels et répétés, sont chargés d’une tension croissante, accentuée par la synchronisation hypnotique du corps collectif. Dans l’accumulation implacable des rebonds sur scène, la force de la pièce se libère à travers le crescendo obsessionnel et sans développement thématique inscrit dans la partition de Maurice Ravel, conçue dès l’origine comme une écriture fondée sur le timbre et l’orchestration.

La pièce finale, Minuit et demi, ou le Cœur mystérieux, sur Les Mélodies de Camille Saint-Saëns, s’inscrit dans la pulsation du Boléro encore suspendue dans l’air, faisant apparaître sur scène des danseurs enveloppés de longues tuniques sombres. Les costumes, signés Jorge Gallardo et réalisés par Véronique Murat et Charlotte Margnoux, instaurent un registre visuel radicalement différent de celui des pièces précédentes : des formes allongées, évoquant des capes liturgiques, se rassemblent d’abord en une disposition circulaire, puis en une croix tournante, incarnant une gestuelle aux accents pénitentiels. Il en résulte une atmosphère ambiguë, nocturne et introspective, renforcée par le tintement des cloches, qui ralentit la perception du mouvement et confère une gravité particulière aux gestes. Le paysage sonore dialogue étroitement avec la scène : les instruments à vent et la partition chantée évoquent le mystère de la nuit et la profondeur d’une poétique plus méditative. Portée par un équilibre subtil entre rigueur technique et intensité scénique, la compagnie évolue au sein d’un tissu mouvant de variations lumineuses et géométriques. Dans la seconde partie de la pièce, la clarté s’élargit et s’uniformise, atteignant des tonalités plus lumineuses et impalpables, accompagnant le passage des lourdes tuniques sombres à des costumes plus légers. Les corps émergent alors en délicates gradations de turquoise, du plus pâle au plus intense, en dialogue avec le violet puis l’azur du ciel en fond de scène. La scène se transforme en un paysage apaisé, où la transition visuelle des costumes obscurs vers les nuances diaphanes de l’aube accentue la sensation de légèreté et d’harmonie. Dans ce cadre, les symétries frontales, les portés aériens, les arabesques et les pas courus révèlent avec clarté le code académique de la danse néoclassique, articulé en lignes chorégraphiques finement sculptées par les phrasés de la partition musicale.

En tant que dernière création de Malandain pour sa compagnie – à la direction de laquelle succédera Martin Harriague à partir de janvier 2027 – Minuit et demi, ou le Cœur mystérieux scelle l’aboutissement stylistique du chorégraphe au toucher pictural, mettant en valeur le registre expressif de la compagnie ainsi que le raffinement de l’équilibre entre geste, lumière, chromie et langage musical.

Par Francesca Oddone, spectacle vu le 27 janvier 2026
Article paru sur
Persinsala

Le spectacle a eu lieu
Maison de la Danse
8 Avenue Jean Mermoz, 69008 Lyon (FR)
27 janvier – 4 février 2026

Midi-Minuit | Malandain Ballet Biarritz
Midi pile, ou le Concerto du Soleil 
recréation 2025
direction artistique Thierry Malandain 
musique Francis Poulenc 
décor et costumes Jorge Gallardo 
création lumières François Menou

Boléro
création 2001
direction artistique Thierry Malandain 
musique Maurice Ravel
décor et costumes Jorge Gallardo
création lumières Jean-Claude Asquié

Minuit et demi, ou le cœur mystérieux
création 2025
direction artistique Thierry Malandain 
musique Camille Saint-Saëns 
décor et costumes Jorge Gallardo 
création lumières François Menou
crédit photographique Olivier Houeix 
production Centre Chorégraphique National Malandain Ballet Biarritz de Nouvelle-Aquitaine en Pyrénées-Atlantiques

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