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Ph. Lydie Roure

LE BRUIT DES PIERRES

FESTIVAL TRANSFORME, SUBS, LYON.

Comme un crépitement du souffle qui s’effrite

Au cœur de Lyon, à deux pas de la célèbre fresque des Lyonnais et longeant les berges de la Saône, Les Subs accueillent le festival Transforme, consacré aux arts vivants contemporains.

Il respiro delle pietre

Nel cuore di Lione, a pochi passi dal celebre murale La Fresque des Lyonnais e lungo le rive della Saona, Les Subs - spazio culturale dedicato alle arti performative contemporanee - ospita il festival Transforme.

Nato su iniziativa della Fondation d’entreprise Hermès, il progetto Transforme si distingue per il suo carattere itinerante e per una programmazione deliberatamente eclettica: proposte originali, teatro, danza, performance, musica, circo e arti visive si intrecciano in un dialogo continuo tra forme e linguaggi. Ai Subs, tra l’11 marzo e il 3 aprile 2026, il festival trova un terreno particolarmente fertile. Questo centro di creazione e residenza per le arti sceniche offre agli artisti la possibilità di sviluppare i propri lavori a contatto con il pubblico, trasformando ogni performance in un’esperienza immersiva. Sostenuto dal Comune di Lione, Les Subs rappresenta inoltre un luogo carico di storia, dove tradizione e sperimentazione coesistono: danza, teatro, discipline acrobatiche e arti performative non solo si incontrano, ma si contaminano, ridefinendo continuamente i confini della scena contemporanea.

Dal punto di vista architettonico, il complesso si distingue per un affascinante equilibrio tra eredità storica e riconversione contemporanea. Organizzato attorno ai cortili interni, conserva la solidità delle strutture originarie in pietra, con facciate sobrie scandite da aperture regolari. Gli ampi volumi, un tempo destinati allo stoccaggio di rifornimenti militari, si aprono oggi su spazi luminosi e ariosi, dove l’altezza dei soffitti e la presenza di imponenti travi a vista generano una sensazione di respiro e verticalità. I percorsi si articolano tra scale, passerelle e vetrate, rivelando una stratificazione di epoche e funzioni. La riqualificazione ha saputo valorizzare questa duplice dimensione, industriale ed essenziale, lasciando emergere la materia — pietra, legno, metallo — e trasformandola in un ambiente quasi monastico, profondamente ispirante. Qui gli artisti sono accolti in residenza per sviluppare i propri progetti, mentre il pubblico è invitato a partecipare al processo creativo, fatto di ricerca e condivisione.

Le Bruit des pierres, performance immersiva del collettivo Maison Courbe, esplora il rapporto tra corpo, spazio e materia, integrandosi pienamente in questo ambiente architettonico ed esperienziale. Nella sala dell’Hangar, lo spettacolo si apre con una delle due performer che fa roteare nello spazio scenico una lunga corda, il cui suono fende l’aria. Con l’aumentare della velocità, la luce si attenua progressivamente, fino a immergere la sala in un’oscurità quasi totale. Il rumore ronzante e viscoso provoca una sensazione di vertigine, creando un momento sospeso in cui il pubblico trattiene il fiato. Nel buio risuona l’unica frase pronunciata nel corso della performance: «Ascolta. Se avvicini l’orecchio alla pietra, senti?»

Le interpreti interagiscono con elementi grezzi — pietre, materiali naturali, oggetti quotidiani — costruendo una partitura sensoriale in cui il gesto diventa linguaggio e il silenzio echeggia nel paesaggio sonoro. La pièce si fonda sulla tensione costante tra immobilità e movimento, tra ciò che è tangibile e ciò che si lascia intuire. Lo spettatore è in ascolto delle vibrazioni e della delicatezza dell’ambiente. Il respiro, i fruscii, il rotolamento dei sassi costituiscono un crepitio poetico, dando forma a una drammaturgia sottile in cui sembra essere la materia stessa a parlare.

La creazione luci, firmata da Marie Sol Kim, assume un ruolo centrale nell’esperienza. Le variazioni d’intensità, i contrasti tra ombra e luce e il frequente sprofondare dello spazio nell’oscurità accompagnano il gesto delle performer, Domitille Martin e Nina Harper, amplificando la dimensione poetica e sensoriale della pièce. Ogni fascio luminoso contribuisce a rivelare i corpi e i materiali — i volumi, le sfumature e le rugosità: grigi, oro, sabbia, ciottoli, ghiaia sbriciolata, polvere — trasformando la luce in un vero dispositivo creativo.

Sul piano tecnico, Le Bruit des pierres sviluppa una dimensione aerea e acrobatica di grande impatto. Le due performer manipolano corde e strutture sospese, utilizzando verticalità e gravità come partner del proprio movimento. Inversioni, evoluzioni aeriformi ed equilibri che richiedono forza, controllo e tenuta. L’interazione tra gesto umano e tensione delle corde genera un movimento calibrato, in cui il corpo si fa strumento e ogni oscillazione, ogni trazione diventa sfida fisica e gesto poetico. La tecnica aerea, unita alla scenografia e al disegno luci, abitano lo spazio come un insieme di traiettorie quasi ipnotiche.

Il titolo Le bruit des pierres evoca infine una tensione poetica tra la materia — porosa, liscia, carezzevole o sgretolata — e la percezione umana. Il concetto del rumore delle pietre suggerisce la solidità silenziosa e immobile della roccia, portatrice di memoria, ma anche l’idea paradossale di un suono quasi impercettibile, scricchiolante: come se fosse in qualche modo possibile ascoltare ciò che normalmente sfugge all’udito. Questo contrasto tra corpo e materia apre a un’esperienza immersiva in cui lo spettatore non ha alcuna certezza sull’origine del suono che percepisce. È il rotolare dei sassi su una superficie? È una vibrazione nel ventre, nei polmoni, nei muscoli delle artiste? Oppure è il fremito naturale e vitale delle pietre? In risonanza con il luogo, Les Subs, e con lo spirito sperimentale del festival Transforme, il titolo invita il pubblico a porre attenzione sia all’aspetto visibile della creazione, quanto all’effimero che ci circonda.

di Francesca Oddone, visto il 21 marzo 2026
Articolo pubblicato su Persinsala

Lo spetttacolo è andato in scena
Les SUBS

8 bis Quai Saint Vincent, 69001 Lione (FR)
19-20 mars 2026

Le Bruit des pierres | Collectif Maison Courbe

ideazione, scrittura e regia Domitille Martin, Nina Harper, Ricardo Cabral
interpretazione Nina Harper, Domitille Martin
direzione tecnica e di palco Vincent Van Tilbeurgh
consulenza drammaturgica Tristan Garcia
consulenza artistica Fragan Gehlker, Gaël Santisteva
creazione luci Marie Sol Kim
musica Nova Materia (Eduardo Henriquez, Caroline Chaspoul)

produzione Collectif Maison Courbe
co-produzioni e partner: il progetto nasce nel 2022, vincitore del programma di residenza Cruzamentos – Croisements, iniziativa di Chaillot – Théâtre national de la Danse (Parigi), della MC2: Grenoble – Maison de la Culture e delle Alliances Françaises del Brasile, in partenariato con la Fundição Nacional das Artes / FUNARTE, nell’ambito de La fabrique des Résidences dell’Institut Français. Successivamente è sostenuto dalla DRAC Auvergne-Rhône-Alpes, dalla Città di Grenoble e dal Département de l’Isère, ed è co-prodotto da TMG – Grenoble, Les SUBS a Lione, Le Vellein – scènes de la CAPI (Isère) e circusnext. Riceve inoltre il sostegno dell’Espace Périphérique (Ville de Paris – Parc de la Villette), del Domaine Provincial Dommelhof, del Prunier Sauvage – Grenoble, del Théâtre de Rungis, de La Cascade – Pôle National Cirque e de La Brèche a Cherbourg – PNC Normandie. Le Bruit des pierres è vincitore circusnext 2024, label europeo per il circo contemporaneo.

Pour la troisième fois, le festival Transforme investit Les Subs. Initié par la Fondation d’entreprise Hermès, il se déploie comme un rendez-vous itinérant proposant une programmation dense et addictive, composée d’une dizaine de propositions singulières mêlant tous les arts, à découvrir jusqu’au 3 avril 2026.

Lieu de création emblématique soutenu par la Ville de Lyon, Les Subs offrent un cadre chargé d’histoire, au croisement entre danse, théâtre, cirque et performance. Sur le plan architectural, le site se distingue par un équilibre remarquable entre héritage et reconversion contemporaine. Organisé autour de cours intérieures, le complexe conserve la robustesse de ses structures en pierre, dont les façades sobres sont rythmées par des ouvertures régulières. Les vastes volumes, autrefois dédiés au stockage, s’ouvrent désormais sur des espaces lumineux et aérés, où la hauteur sous plafond et les poutres apparentes instaurent une sensation de respiration et de verticalité. Escaliers, passerelles et galeries dessinent des circulations stratifiées, révélant la superposition des époques et des usages. La réhabilitation met en valeur cette double identité, industrielle et monastique, en laissant affleurer les matériaux – pierre, bois, métal – pour composer un environnement épuré, presque silencieux, propice à la création. Les artistes y sont accueillis en résidence, tandis que le public est invité à partager ce processus vivant, fait de recherche et de transmission.

Le bruit des pierres, performance immersive du Collectif Maison Courbe, explore la relation entre corps, espace et matière, et s’inscrit pleinement dans cet environnement architectural et expérimental. Dans la salle du Hangar, la pièce s’ouvre sur l’une des performeuses qui fait tournoyer une longue corde, dont le sifflement fend l’espace. À mesure que le mouvement s’accélère, la lumière s’adoucit, plongeant progressivement la salle dans une obscurité presque totale, renforçant la sensation de vertige et installant un instant suspendu qui retient le souffle du public. Dans ce noir absolu, l’unique phrase prononcée résonne : « Écoute. Si on colle l’oreille à la pierre, tu entends ? »

Les interprètes interagissent avec des éléments bruts – pierres, matériaux naturels, objets du quotidien – pour composer une partition sensorielle où le geste devient langage et le silence, matière sonore. La pièce repose sur une tension constante entre immobilité et mouvement, entre présence tangible et perception diffuse, invitant le spectateur à saisir les vibrations et les fragilités de l’environnement. Souffles, froissements et craquements deviennent autant d’échos poétiques, révélant une dramaturgie subtile où la matière semble prendre la parole.

La création lumière de Marie Sol Kim joue un rôle déterminant dans cette expérience. Les variations d’intensité, les contrastes d’ombre et de clarté, ainsi que l’immersion partielle dans l’obscurité accompagnent le travail des performeuses, Domitille Martin et Nina Harper, en accentuant la dimension sensorielle de la pièce. Chaque faisceau, chaque retrait de lumière participe à révéler la matière dans ses volumes, ses nuances et ses aspérités – gris, or, sable, gravier, poussière – faisant de l’éclairage un véritable dispositif créatif.

Sur le plan technique, Le bruit des pierres déploie une dimension aérienne et acrobatique particulièrement saisissante. Les deux performeuses manipulent cordes et structures suspendues, mobilisant la verticalité et la gravité comme partenaires du mouvement. Rotations, élévations et équilibres exigent une grande précision, alliée à une coordination rigoureuse. L’interaction entre les gestes et la tension des cordes engendre un mouvement pondéré, où le corps se fait instrument et où chaque oscillation et traction relèvent à la fois de l’effort physique et du geste poétique. La virtuosité technique, conjuguée à la scénographie et à la lumière, transforme l’espace en une trajectoire à la fois vertigineuse et hypnotique.

Le titre Le bruit des pierres suggère enfin une tension poétique entre matière – poreuse, lisse, friable ou rugueuse – et perception. Il convoque à la fois la solidité silencieuse de la pierre, chargée de mémoire, et l’idée paradoxale d’un son presque imperceptible, comme si l’on cherchait à entendre ce qui échappe habituellement à l’écoute. Ce contraste entre corps et matière, ouvre une expérience sensible où l’origine du bruit demeure incertaine : s’agit-il du tintement de cailloux roulants, d’une vibration interne – entrailles, muscles, souffle – ou d’un frémissement propre à la matière elle-même ? En résonance avec le lieu des Subs et l’esprit expérimental du festival Transforme, la pièce invite à une attention accrue, à la fois au visible et à l’éphémère.

Par Francesca Oddone, vu le 20 mars 2026
Article paru sur Persinsala

Le spectacle a eu lieu
Les SUBS
8 bis Quai Saint‑Vincent, 69001 Lyon (FR)
19-20 mars 2026

Le bruit des pierres | Collectif Maison Courbe

conception, écriture et mise en scène Domitille Martin, Nina Harper et Ricardo Cabral
interprétation Nina Harper, Domitille Martin
régisseur général et plateau Vincent Van Tilbeurgh
conseil dramaturgique Tristan Garcia
conseil artistique Fragan Gehlker et Gaël Santisteva
conception lumière Marie Sol Kim
musique Nova Materia (Eduardo Henriquez et Caroline Chaspoul)

production Collectif Maison Courbe
co-productions et soutiens : en 2022, lauréat du programme de résidence Cruzamentos – Croisements, une initiative de Chaillot – Théâtre national de la Danse (Paris), de la MC2: Grenoble – Maison de la Culture (Grenoble) et des Alliances Françaises du Brésil, en partenariat avec la Fundição Nacional das Artes / FUNARTE, dans le cadre de La fabrique des Résidences de l’Institut Français. Par la suite, il est soutenu par la DRAC Auvergne-Rhône-Alpes, la Ville de Grenoble et le Département de l’Isère, et co-produit par le TMG – Grenoble, Les SUBS à Lyon, Le Vellein, scènes de la CAPI – Isère, et circusnext. Il reçoit également le soutien de l’Espace Périphérique (Ville de Paris – Parc de la Villette), du Domaine Provincial Dommelhof, du Prunier Sauvage – Grenoble, du Théâtre de Rungis, de La Cascade – Pôle National Cirque, et de La Brèche à Cherbourg – PNC Normandie. Le Bruit des Pierres est lauréat circusnext 2024, label européen de cirque.

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