MAISON DE LA DANSE, LYON.
Un trousseau de linge et de napperons brodés
Dans un solo épuré, Ambra Senatore explore les liens entre mémoire, identité et héritage féminin, faisant du corps une archive sensible et plurielle.
Traduzione in italiano
Un corredo di pezze di lino e centrini ricamati
In un assolo incisivo e minimalista, Ambra Senatore indaga il rapporto tra memoria, identità e universo femminile, trasformando corpo e scena in uno spazio di racconto.
Par d’autres voix è un assolo performativo di Ambra Senatore, coreografa, danzatrice e ricercatrice italiana; dal 2016 al 2025 è direttrice del Centre Chorégraphique National de Nantes (CCN). L’artista accoglie il pubblico all’entrata della sala Le Studio, alla Maison de la Danse di Lione, invitandolo a prendere posto in questo spazio intimo e versatile, a volte utilizzato come sala prove e, in generale, adatto a valorizzare creazioni in solo, duo o pezzi brevi e sperimentali.
Ambra Senatore, in jeans, maglioncino rosso, scarpe décolleté flat e microfono ad archetto, si distingue per una presenza scenica intensa nella sua naturalezza. Le luci sono accese in sala e il pubblico capta delle voci dietro le quinte.
L’esordio della pièce coincide con la frase: « Il est interdit de partir ». L’artista comunica che tutte le uscite sono chiuse dall’esterno e che il pubblico non potrà lasciare la sala. Rapidi interrogativi si affollano nella mente del fruitore, come schizzi di panico ed eccitazione: perché questo divieto? La frase, posta in contrasto con la delicatezza del corpo in scena, crea una tensione tra la rigidità di questa regola e l’interiorità, tra imposizione e disponibilità emotiva dello spettatore, funzionando come un piccolo dispositivo drammaturgico: più che un divieto letterale, è un invito a rimanere presenti, a lasciarsi attraversare dalle voci e dalle memorie altrui che appariranno sulla scena nel corso della pièce. Attraverso questa provocazione preliminare, la coreografa salda il pubblico all’interno dell’esperienza, introducendolo ai temi centrali della creazione: identità, memoria e relazione tra corpo e narrazione.
La scena è spoglia. Il corpo di Ambra Senatore si muove ora a piedi nudi, all’interno di un paesaggio sonoro rarefatto. L’assolo richiede allo spettatore di attraversare una soglia concettuale: un tempo di esitazione, in cui lo sguardo cerca appigli, si interroga sull’assenza di altri interpreti e fatica ad abitare la solitudine del corpo in scena. In questa fase di sospensione, il pubblico è accompagnato all’interno della coreografia da alcuni stimoli sonori disparati: il rumore del respiro amplificato dal microfono, la voce quando l’artista canticchia, la vibrazione della lamina metallica di uno strumento, come lo scacciapensieri in lontananza. Lo sguardo della performer cerca la provenienza del suono. I movimenti sono essenziali, capaci di combinare precisione tecnica, fluidità, controllo del peso e sensibilità emotiva. Il corpo instaura un dialogo non lineare con le occupazioni di una donna che cuce, ricama, impartisce istruzioni, corre, gioca, scappa, culla un bambino tra le braccia, dorme. Dialoga con qualcuno al di fuori di sé, oppure con le diverse età di se stessa. La danza contemporanea di Ambra Senatore incarna la gestualità quotidiana, tramutando le interazioni tra corpo, spazio e oggetti banali in micro-tensioni, cariche di significato. L’integrazione di voce e narrazione contribuisce infine a trasformare il corpo in veicolo di storie e memorie. Quando le luci si abbassano, l’artista avvia infine una conversazione diretta con il compositore Jonathan Kingsley Seilman: l’azione corporea interagisce adesso con una partitura sonora live, intrecciando gesti e discorsi all’interno di una trama animata da molteplici sorgenti.
Nella forma del solo, specifica delle sue prime creazioni (Passo, 2006; Merce, 2009, A Posto, 2012, Scena madre, 2013), Ambra Senatore esplora lo sradicamento e i legami profondi tra memoria, luoghi e incontri, dando corpo a ricordi, narrazioni omesse o taciute.
Par d’autres voix è una pièce che potrebbe essere definita antispettacolare e realista, per diverse ragioni. Innanzi tutto, propone una verità sensibile e corporea, fondata su esperienze autentiche. In secondo luogo, il corpo viene mostrato nella sua fisicità e fragilità, nei tremori e nelle imperfezioni, senza costumi né trucco, mentre la parola spontanea e i gesti ordinari divengono materiale scenico. La figura solitaria della coreografa rappresenta una superficie sensibile e porosa, attraversata dalle tracce di altri e altre. E anche il palcoscenico si configura come un ambiente permeabile, dove danza, parola e composizione sonora si fondono con la presenza ravvicinata del pubblico, consentendo una condivisione sottile e discreta sul tema dell’identità – sia essa intesa come eredità o come costruzione plurale, fragile ed evolutiva.
Infine, la presenza di oggetti semplici e riconoscibili – che l’interprete estrae, nel finale della pièce, da una sacca posta a bordo scena – concretizza nello spazio scenico la presenza di un materiale quotidiano e della memoria: i gomitoli di lana, le arance, la farina di polenta, le pezze di lino bianco e i centrini ricamati, ritrovati nel corredo della nonna. Senza tralasciare l’ispirazione documentaria e sociologica che rinvia alle opere di Nuto Revelli, scrittore e storico legato alla memoria del mondo contadino piemontese (Il mondo dei vinti, 1977 e L’anello forte, 1985).
Attraverso i racconti evocati, nell’intensità espressiva del corpo e del viso, emerge una riflessione insieme poetica e politica: affiorano riferimenti all’educazione femminile, ai privilegi, alla libertà delle donne. Alcune frasi, pronunciate rapidamente in italiano — per chi può comprenderle — risuonano come frammenti di improvvisa violenza: «La bambina non deve più saltare, né mostrare le gambe, è una donna adesso».
Per il pubblico straniero che fruisce dell’opera di Ambra Senatore in Francia, così come per gli italiani espatriati presenti alla Maison de la Danse di Lione, il movente intimo di questa creazione risulta pienamente percepibile e culmina in una nostalgia del Paese d’origine, evocata dai manufatti e dalla lingua italiana che, a tratti, infiltra il flusso della rappresentazione. Al contempo, si delinea un richiamo alla condizione globale delle donne quanto mai attuale e trasversale, che reclama visibilità e sostegno. L’identità si configura allora come una tessitura mobile, costruita nella sensibilità, nell’incontro e nella memoria condivisa.
Elementi di pregio: La presenza scenica, armonica e integrale di corpo e voce, instaura una narrazione intima e diretta, capace di sprigionare un grande calore, accresciuto dalla distribuzione nello spazio scenico di oggetti appartenenti alla sfera personale e familiare.
Limiti: Il tempo di assestamento percettivo e cognitivo, necessario nella fruizione di un assolo, costringe lo spettatore a ricalibrare le proprie aspettative: abituato a una pluralità di corpi, a una drammaturgia condivisa o a un supporto musicale, si confronta con una presenza unica, esposta, vulnerabile, un’offerta non mediata. Questo tempo scomodo, dunque, modesto generatore di disagio o di perplessità, si configura come un margine di resistenza nella fruizione, entro cui lo sguardo è chiamato a sostare prima che la relazione con la scena possa prendere forma.
di Francesca Oddone, visto il 27 novembre 2025
Articolo pubblicato su L’Oca
Lo spettacolo è andato in scena
Maison de la Danse
8 Avenue Jean Mermoz, 69008 Lyon (FR)
26-27 novembre 2025
Par d’autres voix | Ambra Senatore
creazione Ambra Senatore
coreografia, interpretazione, testi, voci Ambra Senatore
musica originale Jonathan Kingsley Seilman
musiche aggiuntive Tomaga, Rita Iannotta
suono e manipolazione dal vivo in dialogo con Ambra Senatore Jonathan Kingsley Seilman o Solène Le Thiec
creazione luci Fausto Bonvini
crediti fotografici Viola Berlanda
produzione CCN di Nantes.
Coproduzione: Théâtre de Suresnes Jean Vilar; L’Espace Michel Simon — Noisy-le-Grand.
Con il sostegno di: CN D, Centre national de la danse — Pantin; La Briqueterie-CDCN du Val-de-Marne; Théâtre Jacques Carat — Cachan; Le Carreau du Temple — Parigi; Théâtre du Garde-Chasse — Les Lilas; Théâtre Francine Vasse — Les Laboratoires Vivants — Nantes; Conservatoire de Bagneux; Angers Nantes Opéra — Nantes; SACD / Maison des Auteurs — Parigi.
Par d’autres voix est un solo performatif d’Ambra Senatore, chorégraphe, danseuse et chercheuse italienne, qui a dirigé le Centre Chorégraphique National de Nantes de 2016 à 2025. L’artiste accueille le public à l’entrée de la salle du Studio, à la Maison de la Danse de Lyon, l’invitant à prendre place dans cet espace intime et modulable, tour à tour salle de répétition et lieu adapté à des créations brèves, expérimentales ou en solo.
Vêtue d’un jean, d’un pull rouge, de chaussures plates et d’un micro serre-tête, Ambra Senatore déploie une présence scénique intense dans sa simplicité. La salle est éclairée ; des voix se font entendre en coulisses. La pièce s’ouvre sur une phrase : « Il est interdit de partir ». L’artiste annonce que toutes les issues sont fermées de l’extérieur et que le public ne pourra quitter la salle. Aussitôt, des interrogations surgissent — entre sursauts de panique et jaillissements d’excitation : pourquoi cette interdiction ? En contraste avec la délicatesse du corps en scène, la phrase installe une tension entre la rigidité de la règle et la disponibilité émotionnelle du spectateur, en agissant comme un dispositif dramaturgique. Plus qu’un interdit réel, elle constitue une invitation à demeurer présent, à se laisser traverser par les voix et les mémoires qui affleureront au fil de la pièce. Par cette provocation initiale, la chorégraphe ancre le public dans l’expérience et introduit les axes fondamentaux de la création : identité, mémoire, relation entre corps et récit.
Le plateau est dépouillé. Désormais pieds nus, la danseuse évolue dans un paysage sonore minimal. La forme du solo invite le spectateur à franchir un seuil perceptif : un temps d’hésitation où le regard cherche ses repères, s’interroge sur l’absence d’autres interprètes et peine à habiter la solitude du corps exposé. Dans cet état de suspension, différents stimuli sonores orientent progressivement l’attention : le souffle amplifié par le micro, une voix murmurée ou chantonnée, la vibration lointaine d’une lamelle métallique évoquant une guimbarde. Le regard de la performeuse traque l’origine du son. Les mouvements, réduits à l’essentiel, conjuguent précision technique, fluidité et une fine maîtrise du poids. Le corps engage alors un dialogue fragmenté, mimant et déplaçant une série de gestes : coudre, broder, donner des instructions, courir, jouer, s’échapper, bercer un enfant, dormir. Il paraît traversé par une altérité — réelle ou intérieure — comme s’il rejouait les âges successifs d’une même vie.
La danse d’Ambra Senatore puise dans la gestuelle ordinaire pour en révéler les tensions latentes, transformant les interactions entre corps, espace et objets en micro-événements chargés de sens. L’intégration de la voix et du récit fait émerger le corps comme lieu de mémoire, où s’entrelacent expérience intime et représentation. Lorsque la lumière décroît, une interaction directe s’instaure avec le compositeur Jonathan Kingsley Seilman : le geste dialogue alors avec une partition sonore en train de se faire, tissant une trame de correspondances multiples, où se croisent son, réminiscences et élans du corps.
Dans la forme du solo — caractéristique de ses premières créations (Passo, 2006 ; Merce, 2009 ; A Posto, 2012 ; Scena madre, 2013) — Ambra Senatore explore les liens entre déracinement, mémoire, lieux et rencontres, faisant affleurer des récits longtemps demeurés en retrait.
Par d’autres voix s’inscrit dans une esthétique à la fois anti-spectaculaire et réaliste. D’une part, la pièce déploie une forme de vérité sensible, au plus près de l’expérience vécue, tout en exposant le corps dans sa matérialité fragile — tremblements, hésitations, infimes décalages — sans chercher à les masquer. D’autre part, la parole spontanée et les gestes ordinaires y acquièrent une valeur compositionnelle à part entière.
La figure solitaire de la chorégraphe devient ainsi une surface poreuse, traversée par des fragments d’altérité. Le plateau lui-même se configure comme un espace perméable, où danse, parole et son s’entrelacent dans une proximité retenue avec le public, esquissant une réflexion subtile sur une identité — à la fois héritée et en devenir, mouvante et vulnérable.
Dans la dernière partie, des objets simples, extraits d’un sac posé en bord de scène, donnent une consistance matérielle à la mémoire : pelotes de laine, oranges, farine de polenta, linges de lin blanc et napperons brodés, issus du trousseau de la grand-mère. Une dimension documentaire affleure, en écho aux travaux de Nuto Revelli – notamment Il mondo dei vinti (1977) et L’anello forte (1985) – dont les enquêtes sur le monde paysan piémontais résonnent ici de manière diffuse.
À travers les récits convoqués et l’intensité expressive du corps et du visage, une réflexion à la fois poétique et politique se déploie : éducation des filles, rapports de privilège, liberté des femmes. Certaines phrases, lancées à vive allure en italien — pour qui peut les saisir — surgissent comme des éclats de violence : « La bambina non deve più saltare, né mostrare le gambe, è una donna adesso (la petite fille ne doit plus sauter ni montrer ses jambes, c’est une femme maintenant) ». Pour le public français comme pour les spectateurs italiens expatriés présents à la Maison de la Danse, la dimension intime de la pièce se double d’une forme de nostalgie, portée par les objets et la langue, qui ravive un rapport sensible au pays d’origine. En filigrane, se dessine une attention à la condition féminine globale, à la fois située et partagée, dont l’urgence traverse les contextes et appelle reconnaissance. L’identité apparaît alors comme un tissage instable, façonné par la mémoire, la rencontre et la sensibilité.
Éléments remarquables
La présence scénique, pleinement investie dans l’unité du corps et de la voix, déploie une narration intime et directe, traversée d’une chaleur sensible, renforcée par les objets issus de la sphère personnelle.
Réserves
Le temps d’ajustement perceptif propre au solo impose au spectateur une reconfiguration de ses attentes. Habitué à la pluralité des corps, ou à un appui dramaturgique et musical, il se trouve confronté à une présence unique, vulnérable, sans médiation. Ce temps d’inconfort — générateur de trouble ou d’incertitude — constitue un seuil de résistance, nécessaire à l’émergence d’une relation véritable avec la scène.
Par Francesca Oddone, spectacle vu le 27 novembre 2025
Article paru sur L’Oca
Le spectacle a eu lieu
Maison de la Danse
8 Avenue Jean Mermoz, 69008 Lyon (FR)
26-27 novembre 2025
Par d’autres voix | Ambra Senatore
création Ambra Senatore (2024)
chorégraphie, interprétation, textes, voix Ambra Senatore
musique originale Jonathan Kingsley Seilman
musiques additionnelles Tomaga, Rita Iannotta
son et manipulation live en dialogue avec Ambra Senatore : Jonathan Kingsley Seilman ou Solène Le Thiec
création lumières Fausto Bonvini
crédit Photographique Viola Berlanda
production CCN de Nantes. Coproduction Théâtre de Suresnes Jean Vilar ; L’Espace Michel Simon — Noisy-le-Grand. Soutiens Le CN D, Centre national de la danse — Pantin ; La Briqueterie-CDCN du Val-de-Marne ; Le Théâtre Jacques Carat — Cachan ; Le Carreau du Temple — Paris ; Le Théâtre du Garde-Chasse — Les Lilas ; Le Théâtre Francine Vasse — Les Laboratoires Vivants — Nantes ; Le Conservatoire de Bagneux ; Angers Nantes Opéra — Nantes ; La SACD / Maison des Auteurs — Paris.



