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Ph. Fabian Hammerl

NÔT

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  • Post category:Regards
MAISON DE LA DANSE, LYON.

Une nuit pas comme les autres

Avec NÔT, Marlene Monteiro Freitas transforme la scène en un chaos orchestré et perturbant, où le récit se fracture et se régénère sans cesse.

Non una notte qualsiasi

Marlene Monteiro Freitas trasforma la scena di NÔT in un caos orchestrato e perturbante, dove il racconto si frantuma e si rigenera senza fine.

Basta uno sguardo alla scena allestita da Yannick Fouassier e Marlene Monteiro Freitas per la creazione coreografica NÔT, per riconoscere l’estetica del caos controllato, che caratterizza il lavoro della coreografa capoverdiana: una grammatica del disordine perfettamente orchestrato. Leone d’Argento al Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia 2025, per il linguaggio radicale e innovativo della sua ricerca coreografica, Marlene Monteiro Freitas ha presentato NÔT (NOTTE) alla Cour d’honneur del Festival di Avignone 2025, come parte di un ciclo di lavori legati al mondo del mito e dell’immaginario letterario.

Alla Maison de la Danse di Lione, la scena si apre su uno spazio denso e stratificato, in continua trasformazione, dove si affastellano sedie, letti spartani, strutture bianche attraversabili con lo sguardo, oggetti quotidiani come teli, asciugamani, bacinelle e vasi da notte. Ci sono i caratteristici guanti e i calzini in spugna di cotone. Non esiste centro, non c’è gerarchia: solo una proliferazione di elementi materiali che sembrano sopravvivere alla propria funzione.

Le luci, fortemente espressive e stroboscopiche, incidono lo spazio con tagli netti, contrasti violenti e zone d’ombra, costruendo l’architettura visiva della scena al pari degli oggetti. Questo stesso impianto scenico era già presente in Canine Jaunâtre 3 (2018), opera che precede NÔT e ne anticipa molte ossessioni. Le due creazioni condividono innumerevoli dettagli, come la presenza del microfono su una piccola pedana rivolta vero la sala e la modalità di interazione diretta con il pubblico, che contribuisce a fare implodere la distanza tra scena e platea. Fumo bianco e suono completano il dispositivo: la partitura sonora di Rui Antunes si impone come materia aggressiva e disarticolata, eccessiva, alienante, fatta di strumenti brutalizzati, versi e rumori, che non accompagnano i gesti, ma piuttosto invadono la sala.

Poi ci sono i corpi: estremizzati, deformi, innaturali. I danzatori abitano posture spezzate, gesti ripetuti fino all’ossessione, movimenti meccanici, al limite del grottesco. Il flusso è continuo e impersonale: non esistono personaggi stabili, si tratta piuttosto dell’avvicendamento permanente di figure intercambiabili e identità provvisorie. I volti sono inaccessibili, ricoperti da un trucco molto marcato oppure da maschere rigide; i costumi trasformano i corpi in creature ibride, amputate, caricaturali, in archetipi malfermi.

In questo paesaggio sensibile hanno un ruolo anche le funzioni fisiologiche: il vomito, gli escrementi, la materia viva del corpo che si espone senza filtro. E poi il sangue. Molto sangue. Dentro questa coreografia della sopravvivenza, la violenza non è rappresentata: è resa presenza, getto, scorrimento, condizione che attraversa la scena, nella pluralità di stati fisici estremi e nella tensione costante tra ipercontrollo e perdita, che abitano il palco.

La cornice narrativa di questa pièce, ospitata alla Maison de la Danse di Lione, dispiega – attraverso un allestimento scenico al tempo stesso ridicolo e cupo – la stravaganza dei racconti de Le mille e una notte. Otto interpreti si avvicendano nel frenetico dilatarsi e contrarsi di un’opera senza frontiere e senza moderazione. Del re Shahriyār – che scopre di essere stato tradito dalla moglie e, sconvolto dalla delusione, decide di vendicarsi sposando ogni giorno una giovane vergine e facendola uccidere all’alba successiva – restano soprattutto la follia e la devastazione.

Nel ritmo incalzante della scena, su cui si depositano il terrore, la disperazione e l’eco del sacrificio incessante, c’è però anche il coraggio di Sherazade, fanciulla che sceglie volontariamente di sposare il sovrano per porre fine alla strage. La composizione coreografica, frammentata in quadri, variazioni e accumuli, produce una mise en abîme del racconto nel racconto: come nella fiaba originaria, Sherazade sospende la narrazione all’alba, costringendo il re a rimandare l’esecuzione, notte dopo notte.

L’estetica del perturbante, che intreccia ironia, inquietudine e violenza simbolica, apre uno spazio di continua riformulazione del senso e delle proporzioni tra corpi, oggetti transizionali e immagini, producendo momenti non finalizzati, sospesi, aperti. All’interno di questo dispositivo ambiguo, non basta più il trucco carnevalesco di Canine Jaunâtre 3: in NÔT il ruolo delle maschere disumanizzanti diventa centrale. Non soltanto celano i volti, ma moltiplicano le identità, le dissolvono, le rendono intercambiabili. La scena si trasforma in un vero rituale di sopravvivenza e metamorfosi. E sui volti dei performer, gli occhi spalancati e le bocche distorte in smorfie permanenti diventano varchi verso il mondo immaginario.

di Francesca Oddone, visto il 7 maggio 2026
Articolo pubblicato su
Persinsala

Lo spettacolo è andato in scena
Maison de la Danse
8 Avenue Jean Mermoz, 69008 Lyon (FR)
06-07 maggio 2026

NÔT | Marlene Monteiro Freitas

coreografia Marlene Monteiro Freitas
assistente alla coreografia Francisco Rolo
interpreti Ben Green, Henri “Cookie” Lesguillier, Joãozinho da Costa, Mariana Tembe, Marie Albert, Miguel Filipe, Rui Paixão, Tomás Moital
scenografia Yannick Fouassier, Marlene Monteiro Freitas
creazione luci e direzione tecnica Yannick Fouassier
costumi MMF, Marisa Escaleira
creazione suono Rui Antunes
direzione di scena: Ana Luísa Novais
attrezzista Cláudio Silva
stagista scenografia Emma Ait-Kaci
consulenza artistica João Figueira, Martin Valdés-Stauber
credito fotografico: “Trattato completo di anatomia dell’uomo: comprendente la medicina operatoria”, Parigi, C. Delaunay, vol. 7, “Atlante”, 1840, tav. 42.

coproduzioni Festival d’Avignon Berliner Festspiele International Summer Festival Kampnagel Culturgest – Lisbona MC2: Maison de la Culture de Grenoble – Scène nationale Le Quartz – Scène nationale di Brest La Comédie de Clermont-Ferrand Scène nationale Maison de la danse, Lione – Polo europeo di creazione La Villette – Parigi La Comédie di Ginevra & La Bâtie-Festival di Ginevra Onassis STEGI Teatro Municipal do Porto Kunstenfestivaldesarts PACT Zollverein.
sostegno alle residenze O Espaço do Tempo Alkantara OPART, E.P.E./Estúdios Victor Córdon Onassis AiR; MC2: Maison de la Culture de Grenoble – Scène nationale International Summer Festival Kampnagel.
sostegno istituzionale: Dançando com a Diferença.

Ringraziamenti Carlos Duarte, Atelier MC2 Grenoble.
La ricerca drammaturgica di NÔT è stata sostenuta da Onassis AiR nel 2025.

Un seul regard sur l’espace conçu par Yannick Fouassier et Marlene Monteiro Freitas pour NÔT suffit à reconnaître l’esthétique du chaos maîtrisé qui traverse le travail de la chorégraphe capverdienne : une véritable grammaire du désordre parfaitement orchestré. Lion d’Argent à la Biennale de Venise 2025 pour le langage radical et novateur de sa recherche chorégraphique, Marlene Monteiro Freitas a présenté NÔT (NUIT) dans la Cour d’honneur du Festival d’Avignon 2025, dans le cadre d’un cycle de créations liées au mythe et à l’imaginaire littéraire.

À la Maison de la Danse, la scène s’ouvre sur un espace dense et stratifié, en perpétuelle transformation, où s’accumulent chaises, lits sommaires, structures blanches traversées par le regard et objets du quotidien : draps, serviettes, bassines, pots de chambre. On retrouve aussi les gants et les chaussettes en tissu éponge, devenus presque emblématiques de son univers. Aucun centre ne s’impose, aucune hiérarchie ne s’organise : seulement une prolifération d’éléments matériels qui semblent avoir survécu à leur propre fonction.

Les lumières, très expressives et parfois stroboscopiques, entaillent l’espace par des coupes franches, des contrastes violents et des zones d’ombre, construisant l’architecture visuelle de la scène autant que les objets eux-mêmes. Un dispositif proche apparaissait déjà dans Canine Jaunâtre 3 (2018), œuvre qui précède NÔT et en annonce plusieurs obsessions. Les deux créations partagent de nombreux détails, comme la présence d’un microphone posé sur une petite estrade tournée vers la salle, ou cette manière de s’adresser directement au public, qui fait imploser la distance entre scène et salle. La fumée blanche et le son complètent ce dispositif : la partition sonore de Rui Antunes s’impose comme une matière agressive, disloquée, excessive, presque aliénante, faite d’instruments brutalement malmenés, de cris et de bruits qui n’accompagnent pas les gestes, mais envahissent l’espace.

Puis viennent les corps : exacerbés, difformes, contre-nature. Les interprètes habitent des postures brisées, des gestes répétés jusqu’à l’obsession, des mouvements mécaniques à la frontière du grotesque. Le flux demeure continu et impersonnel : il n’y a pas de personnages stables, mais une succession de figures interchangeables et d’identités provisoires. Les visages deviennent inaccessibles, recouverts d’un maquillage artificiel ou de masques rigides ; les costumes transforment les corps en créatures hybrides, amputées, caricaturales, en archétypes vacillants.

Dans ce paysage sensible, les fonctions physiologiques occupent elles aussi une place essentielle : vomissements, excréments, matière vivante du corps exposée sans filtre. Et puis le sang. Beaucoup de sang. Au sein de cette chorégraphie de la survie, la violence n’est jamais seulement représentée : elle devient présence, éclat, écoulement, condition même de la scène, dans une multiplicité d’états physiques extrêmes et dans la tension permanente entre hypercontrôle et abandon.

Le cadre narratif de cette pièce déploie, à travers une scénographie à la fois sombre et déconcertante, l’excentricité des récits des Mille et Une Nuits. Huit interprètes se relaient dans le mouvement frénétique d’expansion et de contraction d’une œuvre sans frontières ni modération. Du roi Shahriyār — qui, après avoir découvert la trahison de son épouse, épouse chaque jour une jeune vierge avant de la faire exécuter à l’aube — subsistent surtout la folie et la dévastation.

Dans le rythme haletant de la scène, où se déposent la terreur, le désespoir et l’écho d’un sacrifice incessant, apparaît pourtant aussi le courage de Shéhérazade, jeune femme qui choisit volontairement d’épouser le souverain afin de faire cesser le massacre. La composition chorégraphique, fragmentée en tableaux, variations et accumulations, produit une véritable mise en abyme du récit : comme dans le conte originel, Shéhérazade suspend la narration à l’aube, contraignant le roi à repousser l’exécution, nuit après nuit.

Cette esthétique du perturbant, mêlant ironie, inquiétude et violence symbolique, ouvre un espace de reformulation permanente du sens et des rapports entre corps, objets transitionnels et images : elle produit des moments suspendus, ouverts, sans finalité immédiate. À l’intérieur de ce dispositif ambigu, le maquillage carnavalesque de Canine Jaunâtre 3 ne suffit plus : dans NÔT, le rôle des masques déshumanisants devient central. Ils ne se contentent pas de dissimuler les visages ; ils multiplient les identités, les dissolvent, les rendent interchangeables. La scène devient alors un véritable rituel de survie et de métamorphose. Sur les visages des interprètes, les yeux exorbités et les bouches figées dans des grimaces permanentes ouvrent autant de passages vers un monde imaginaire.

Par Francesca Oddone, vu le 7 mai 2026
Article paru sur
Persinsala

Le spectacle a eu lieu
Maison de la Danse
8 Avenue Jean Mermoz, 69008 Lyon (FR)
06-07 maggio 2026

NÔT | Marlene Monteiro Freitas

chorégraphie Marlene Monteiro Freitas 
assistant chorégraphie Francisco Rolo
interprétation Ben Green, Henri « Cookie » Lesguillier, Joãozinho da Costa, Mariana Tembe, Marie Albert, Miguel Filipe, Rui Paixão, Tomás Moital 
scénographie Yannick Fouassier, Marlene Monteiro Freitas 
lumières et direction technique Yannick Fouassier
costumes MMF, Marisa Escaleira 
son Rui Antunes
régie générale Ana Luísa Novais
accessoiriste Cláudio Silva
stagiaire scénographie Emma Ait-Kaci
conseil artistique João Figueira, Martin Valdés-Stauber 
crédit photographique « Traité complet de l’anatomie de l’homme : comprenant la médecine opératoire », Paris, C. Delaunay, vol. 7, « Atlas », 1840, pl. 42.

coproductions Festival d’Avignon, Berliner Festspiele, International Summer Festival Kampnagel, Culturgest – Lisboa, MC2: Maison de la Culture de Grenoble – Scène nationale, Le Quartz – Scène Nationale de Brest, La Comédie de Clermont- Ferrand scène nationale, Maison de la danse, Lyon – Pôle européen de creation, La Villette – Paris, La Comédie de Genève & La Bâtie-Festival de Genève, Onassis STEGI, Teatro Municipal do Porto, Kunstenfestivaldesarts, PACT Zollverein
soutien aux résidences O Espaço do Tempo, Alkantara, OPART, E.P.E./ESTÚDIOS VICTOR CÓRDON, Onassis AiR, MC2: Maison de la Culture de Grenoble – Scène nationale, International Summer Festival Kampnagel
soutien institutionnel Dançando com a Diferença

Remerciements Carlos Duarte, Atelier MC2 Grenoble 
La recherche dramaturgique du NÔT a été soutenue par Onassis AiR en 2025.

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